Altro tema chiave è quello del culto della “dea madre”, che sarebbe stato sostituito dal
Cristianesimo (si suppone sempre nella sua forma cattolico-romana) attraverso una capillare opera di censura dei testi. Anche questa è una affermazione ardita e di difficile
dimostrazione.
Non è impossibile azzardare l’ipotesi che vi sia stata una fase della storia dell’umanità
europea e mediterranea in cui sono esistiti culti delle “dee madri”, anche se in questa forma si trovano solamente testimonianze scultoree che risalgono a un periodo che va dal Paleolitico
all’Età del Bronzo (25.000-2.000 a.C.): dato che queste statuette sono collocate in luoghi diversi (tombe, focolari) - e per definizione la preistoria è un periodo storico che precede la
scrittura! - è difficile capire se queste testimoniassero una “religione” e quali forme questa avrebbe potuto avere.
La questione della “Dea Madre” è complessa e ben attestata nel mondo antico Mediterraneo, anche se la molteplicità dei nomi non è sempre indice di chiarezza e può far pensare più a una
sovrapposizione di culti di personaggi simili che a una reale identità della divinità: Ishtar per gli Accadi, Artemide-Diana ad Efeso, Afrodite-Venere a Cipro, Demetra ad Eleusi o Bellona a Roma
sono la stessa dea con molti nomi diversi oppure al contrario diverse culture hanno pensato a dee diverse? L’esempio della vicenda di Iside può essere emblematico: in Egitto è legata a un complesso mito simbolico: figlia di Nut, dea del Cielo, e di Geb, dio della Terra, sposa di
Osiride; il marito viene ucciso da Seth, dio del deserto, ma poi risorge grazie alle virtù erotiche della stessa Iside.
E’ la madre di Horus, il dio fanciullo che appare in numerose rappresentazioni in braccio ad Iside che lo allatta. Osiride si reincarna in Horus, nato dall'unione con Iside dopo la
resurrezione.
La triade Iside, Osiride ed Horus rappresenta la continuità della vita, la vittoria sulla morte, la vita oltre la morte.
Con l'avvento della dinastia tolemaica (323 a.C.) il suo culto si diffuse in tutto il
Mediterraneo (come prototipo anche iconografico del rapporto madre-figlio).
Si trovano testimonianze del culto di Iside ad Atene, a Titorea presso Delfo (dove si trovava il più sacro dei santuari greci di Iside), in molti centri della Grecia, nelle isole dell'Egeo (in
particolare a Delo), in Asia Minore, in Africa settentrionale, in Sicilia, in Sardegna, in Spagna, in Italia (soprattutto in Campania a Pompei, Pozzuoli, Ercolano), in Gallia e in Germania.
A Roma il culto ebbe un grande successo: verso l'88 a.C. era in funzione a Roma un
collegio di pastophori, una confraternita di sacerdoti che portavano nelle processioni piccole edicole con le immagini divine.I
seguaci di Iside, appartenenti a tutte le classi sociali, furono coinvolti nelle lotte politiche e sociali degli ultimi tempi della Repubblica
Il Senato ordinò la distruzione di templi, altari e statue della dea nel 58, nel 54, nel 50 e nel 48 a.C; dopo la battaglia di Azio (31 a.C.) e la morte di Cleopatra (69 a.C.-30 a.C.) e di
Antonio (81 a.C.-30 a.C.) le persecuzioni contro i culti greco-egiziani ripresero.Nel 28 a.C. Augusto (63 a.C.-14 d.C.) proibì il culto di Iside entro il recinto sacro della città (pomerium); nel 19 d.C. Tiberio fece demolire il tempio di Iside e gettare nel Tevere la statua della dea. Ma
nonostante tutte le avversità il culto riprese ben presto vigore.
Caligola (12-41), pronipote di Augusto e di Antonio, costruì un grande tempio dedicato ad Iside in Campo Marzio: l'Iseo Campense. Claudio (10 a.C.-54 d.C.), Nerone (37-68) e Vespasiano (9-79)
diedero il loro appoggio al culto della dea. Vespasiano, prima di festeggiare insieme al figlio Tito la vittoria sugli ebrei ribelli, trascorse una notte di preghiera nell'Iseo per ringraziare la
grande dea. Nel 71 venne coniata una medaglia con l'Iseo Campense.
Nel secondo secolo d.C. Roma divenne il centro della religione di
Iside: divenne la sacrosanta civitas secondo la denominazione di Apuleio nelle Metamorfosi.
Adriano (76-138) volle costruire nella sua villa imperiale di Tivoli un Canopo in miniatura culminante in un Serapeo. Nel 126 inaugurò un santuario dedicato ad Iside a Luxor. Nel 127 fece
costruire ad Ostia un Iseo.
Commodo (161-192) si fece rasare come un pastoforo. Le monete del suo tempo lo mostrano in compagnia di Iside e di Serapide.
Caracalla (188-217) riammise il culto isiaco entro i confini sacri della città di Roma.
La religione della grande dea raggiunse il suo apogeo: Diocleziano (245-316), che regnò fino al 305 d.C. quando decise di abdicare, costruì probabilmente l'Iseo della III Regio (quartiere) di Roma. Fece
coniare molte monete con la dea Iside.
Due solenni festività legate a Iside venivano celebrate nell'Impero Romano: il Navigium, o vascello di Iside, il 5 marzo e l'Inventio di Osiride, dal 29 ottobre al 1° novembre.
Nel 431 i vescovi cristiani riuniti ad Efeso, la città sacra alla dea Artemide, una delle manifestazioni
della Grande Madre, decretarono in Concilio che Maria, madre di Gesù, dovesse essere chiamata Theotokos, Mater Dei, Madre di Dio, l'antico titolo della dea Iside.Questa
cronologia mostra come se il culto fu contrastato lo fu per ragioni complesse e diverse e non solo dai cristiani; anzi, la polemica protestante anti-mariana ritiene che a partire dal Concilio di
Efeso del 431 - ma soprattutto nella teologia cattolico romana che a partire dal 1854 ha elaborato una serie di dogmi come l’“immacolata concezione” (cioè che la Madonna è stata
concepita nel seno della sua madre senza la macchia del peccato originale- “Ineffabilis Deus” Papa Pio IX, 8 Dicembre 1854) - l’eccessivo ruolo
di Maria sia semmai uno “sdoganamento” del culto della Dea Madre, non la sua morte
definitiva.
Dal Concilio di Efeso in poi le Madonne, dèe Madri, cominciano a proliferare. Cuiriosa è la versione della Madonna Nera, molto più diffusa di quello che si può credere (Loreto,Oropa,Sovereto,
Montovolo, Czestochowa, Montserrat, Guadalupe etc etc.), che riprende i tratti dell'originale Artemide e Iside.
Nel 536 l'imperatore Giustiniano (483-565) ordinò la
chiusura dell'ultimo tempio di Iside, situato nell'isola di File sul Nilo ai confini con la Nubia e lo fece trasformare in una chiesa cristiana.
Ma cosa ne pensa la Bibbia? Naturalmente il culto della dèa
Madre era rigettato sia dagli antichi ebrei che dai più moderni cristiani. Gesù era ebreo, come erano ebrei i suoi dicepoli, e le pagine dei Vangeli non riportano l'integrazione di tale culto
nella dottrina cristiana. A Gesù non venne mai in mente di deificare sua madre, e in nessuna parte del nuovo testamento vi è detto che Maria poteva intercedere presso Dio a favore di chi le
dedicava una preghiera.
Gesù non trattò mai male sua madre Maria, comunque non la coniderò mai una dea.
"Mia madre e i miei fratelli ono questi che odono la parola di Dio e la mettono in pratica" (Luca 8.21)
Cristo considerava i suoi discepoli importanti come
i suoi parenti. Aveva rispetto per sua madre terrena, ma non la coniderava più di ciò che era.
"Quando venne a mancare il vino la madre di Gesù gli disse:"Non hanno vino". Ma Gesù le disse:"Che ho a che fare con te donna? Non è ancora giunta la mia ora"
(Giovanni 2.4).
Rispose in questo modo perchè alle donne non era lecito avvicinarsi al banchetto degli uomini, e che quella donna fosse sua madre non
faceva alcuna differenza.
La verità è che Maria era solo una donna che fu favorita da Dio, il quale, vedendo lo spirito puro della persona, le permise di partorirgli uo figlio, il futuro Messia. Fu "beata" e benedetta" da
Dio. Ma questi due vocaboli non sono titoli o onoreficenze, vogliono significare soltanto che quella donna era nelle grazie di Dio, e che lui aveva deciso di favorirla.